Marco Carta torna a parlare del "furto" e prova a chiarire alcuni dubbi: "Sono innocente ma non posso dire perché"

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Se ho fatto tutto questo per pubblicità? Macché: sarei solo un deficiente“. Marco Carta è tornato a parlare del caso di cronaca che l’ha riguardato nelle settimane scorse, quando è stato arrestato qualche ora con l’accusa (poi decaduta in parte) di aver rubato sei maglie alla Rinascente di Milano in occasione del Black Friday. “Ora il mio unico pensiero è rivolto al processo: non vedo l’ora che sia settembre, che finisca tutto e che io possa urlarlo al mondo. Come ho fatto a ritrovarmi in quella situazione? Non ero conscio di essere in una situazione del genere, altrimenti avrei fatto di tutto per evitarla o fermarla. Non mi sono reso conto di quello che stava succedendo“, ha detto, riferendosi anche all’amica che era con lui.

I giornalisti hanno provato a incalzarlo. Perché non ha chiarito nel dettaglio questa vicenda?

“Ho dovuto chiedere l’autorizzazione del giudice prima di parlare di determinate cose. Certe cose le può dire solo il giudice. Ci sono voluti 4-5 giorni prima di avere l’autorizzazione, poi il magistrato è stato corretto. Mi trovo in difficoltà: sono innocente ma non posso dire perché. A settembre saprete tutto e sarò felice (…) Ho già detto tutto quello che potevo dire: ci sono atti giudiziari, non posso andare oltre (…) Questo non è un processo, non è questa una sede giusta per dire altro”.

Carta ha anche parlato delle critiche ricevute sui social:

“Le critiche mi hanno fatto male. Bisognerebbe avere un patentino per scrivere sui social, bisognerebbe passare un esame. Non è possibile che si possano scrivere cose indicibili: bestemmie e insulti a muso duro, che non si possono neanche replicare. Sono state scritte cose pesanti e brutte. Ho una corazza, ma sono un essere umano: ho le mie fragilità anche io. Mi sto ricongiungendo, ma non è facile. Sono tranquillo per settembre, anzi non vedo l’ora, ma mi interessa che le persone scrivessero o commentassero anche i risolti positivi. Il processo è già andato verso una direzione. Però è facile pensare che un personaggio abbia rubato delle magliette, suona divertente. Ho visto dei meme divertenti ai quali ho riso anche io. Altri messaggi privati erano davvero pesanti. Anche la stampa stessa non si è sprecata a fare dei titoli molto pesanti: si sa che a volte il titolo è acchiappa-click”.

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